Il Redentore è esaltazione del folklore che affonda le radici nell’intensa devozione. Da 122 anni per Nuoro è solennità spirituale, una celebrazione intimamente sentita dalla sua popolazione.
Il 29 agosto i fedeli si radunano di fronte alla cattedrale di santa Maria della Neve. Un incontro animato dai gosos, canti sacri in nuorese. Da qui parte un lungo pellegrinaggio di tredici stazioni, circa sei chilometri a piedi sino in cima al mitico Ortobene, “l’anima nostra”, come lo definisce Grazia Deledda che gli ha dato eterna fama nei suoi romanzi.
Un corteo religioso colorato da carri addobbati a festa e trainati da massicci buoi. Un tripudio di musica, colori, eleganza e scintillanti gioielli, che entusiasma, ogni anno, migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Tremila figuranti in abiti tradizionali, duecento cavalieri e antiche maschere carnevalesche (da Mamuthones e Issohadores di Mamoiada a Boes e Merdules di Ottana) sfilano, dalle 10, per quattro ore di intenso spettacolo.
Con la Festa di sant’Efisio di Cagliari e la Cavalcata sarda di Sassari forma un trittico di tradizioni autentiche dell’Isola. La maestosa sfilata in corteo è il clou: gli abiti, indossati dai gruppi di ballo, propongono coreografie, volteggiano con eleganza mostrando lo splendore delle fogge, mentre in piazze e vie risuonano i suoni di launeddas e fisarmoniche e la melodia dei canti a tenore.
Circa due ore più tardi è il turno di cavalieri e amazzoni, mentre in serata il festival prosegue all’Anfiteatro Quadrivio.