Il motivo per cui proprio a Oristano si istituì nel 1938 un museo archeologico risiede nell’eredità morale di Tharros, vantata da Oristano, che divenne sede dell’Arcivescovo e del giudice d’Arborea nel 1070 accogliendo i profughi di Tharros.
Da allora gli oristanesi trasportarono dalla loro città-madre gli spolia, ossia i marmi, le colonne, i capitelli, i blocchi squadrati di Tharros per costruire la cattedrale, le chiese, i monasteri, i palazzi e la cinta muraria turrita.
A Oristano si erano formate le più cospicue collezioni di antichità tharrensi: una parte fu acquistata dal museo di Cagliari, mentre un’altra parte restò ad Oristano, dove un giovane avvocato di Sèneghe (OR), Efisio Pischedda (1850-1930), avviò la costituzione della più vasta raccolta privata di antichità esistente in Sardegna.
La collezione Pischedda divenne punto di riferimento dell’archeologia nazionale e internazionale: dopo la sua morte, nel 1930, il Comune di Oristano acquistò la sua importante collezione, ora ospitata nell’elegante Palazzo Parpaglia.